La copia mancante – Porto (Portogallo)

Ci sono stato più di trent’anni fa e tornarci un po’mi intriga. L’aspettativa per i cambiamenti che troverò mi incuriosisce . Ho dei ricordi sbiaditi.
Ritornare qui mi elettrizza.
Le poche fotografie che ho ritrovato del mio viaggio precedente mi aiutano a ricomporre frammenti di memoria che però rilasciano un mosaico con molti vuoti. Panorami annebbiati, molte cose dimenticate. Dalle foto, oltre ai luoghi e le persone, emergono i rumori e i sapori di quel lungo ponte di ferro che collega le due zone della città separate dal solco profondo del Douro1980 Spagna 107Sì Sì. Proprio i sapori.
Avevamo cenato in un locale in cui mi ero convinto ad entrare superando la ritrosia che mi davano le sedie spaiate, le tovaglie di stoffa macchiate e l’oste col grembiale unto e bisunto! Sì, era proprio un oste, perché non era più che un’osteria e per di più anche vecchia e mal tenuta, e mal frequentata pure. L’oste dunque ci squadrò e ci valutò in un attimo.
Meu Amigo Italiano!” mi disse.
Immagino che abbia pensato:”Turisti! Giovani! Stranieri!“.
Che per lui significava : “Questi me li mangio in  un boccone!“.
Come avesse fatto a capire che eravamo italiani lo sapeva solo lui.
Con un sorriso aperto e il braccio accogliente ci indicò un tavolo vicino alla vetrata panoramica sul Douro. Ci fece sedere ed elencò, scandendo le parole, abituato agli avventori stranieri, quello che poteva darci da mangiare anche se non c’erano alternative a “Pescado do dia“.
Disse che “O pescado do dia” era “Muito Grande” e Muito Bom” e che per “Meu Amigo Italiano” avrebbe servito porzioni più grandi ad un prezzo “Muito Pequeno.
Così mi decisi, quando ci portò la seconda caraffa di vino, a fargli un cenno e a chiedergli di sedersi con noi, a bere un bicchiere. Lo fece prontamente e chiese di noi, del nostro viaggio, della nostra vacanza.  Il pesce era cotto alla brace, in griglie modellate che lo avvolgevano. Dalla cucina, a vista dal nostro tavolo, sentivamo sfrigolare. Per guarnirlo avevano usato un battuto di peperoni, olive, cipolle  e pomodoro che insaporiva le carni grigliate. Dalla cucina vedevo fiammate che si innalzavano ogni volta che innaffiavano il pesce col vino, forse lo stesso che ci aveva servito in caraffa, leggero, bianco e frizzante.
Quando tutti i tavoli furono serviti, sparì. Senza essersi tolto il grembiale, riemerse dopo un attimo da una botola che si apriva su una cantina con una bottiglia impolverata in mano e venne  a sedersi ancora con noi.
Ci disse trionfante:”Porto! Para os amigos Italianos“. Stappò e versò per tutti.
Finimmo la serata a raccontarci dei guai dell’Italia e del Portogallo. Era convinto che sapessimo tutto di calcio e fu stupito che invece gli chiedessimo dei Garofani della Rivoluzione. Era il 1980  e noi eravamo partiti angosciati dall’Italia nell’agosto della strage di Bologna e inseguivamo notizie sulle rare edizioni dei giornali italiani che trovavamo. Della Rivoluzione del 25 Aprile del 1975 in Portogallo, vedevamo che i segni profondi della povertà e della diseguaglianza erano ancora aperti e da sanare. Incontravamo tangibili interventi sociali un po’ demagogici e non so quanto efficaci. Nonostante i due prezzi per lo stesso prodotto, uno per i residenti ed uno dieci volte più caro per i turisti, il costo della vacanza per noi restava comunque estremamente economico. Fu per questo che quando “l‘Oste” ci portò il conto rimanemmo impacciati. Al confronto del totale scritto su un foglio a quadretti, la mancia che avevamo pensato di lasciare risultava imbarazzante e irriverente.
Quando mi salutò puntò il dito verso il basso e mi sussurrò: “Le Superga!”.
Lo guardai interrogativo e scoppiai a ridere! Mi aveva letto nel pensiero.
Ecco come  aveva capito che eravamo italiani!Porto e Lisbona (21)

Ritornare dopo oltre trent’anni ha un impatto emotivo forte. La città ora è rifiorita, ripulita, elegante. La Cais de Ribeira è invasa da locali ristrutturati e accoglienti. I bar  e i ristoranti si alternano ai negozi per i turisti e agli ateliers di stilisti e designer. Sulla riva opposta le  storiche cantine dei produttori di Porto sono meta di comitive di assaggiatori e degustatori compulsivi. Faccio anche io la rassegna delle marche più importanti ma non mi fermo per le degustazioni. Sono veramente stucchevoli. Mi dirigo verso la Estação de São Bento straordinaria rampa per una partenza e accogliente ventre per un ritorno. portogallio4
Le pensiline interne della stazione proteggono i binari da cui i treni partendo si infilano immediatamente nella galleria che li accoglie e li incanala fino a quando riemergeranno per costeggiare il Douro. Infine si indirizzeranno per le loro destinazioni.
Le stesse pensiline accolgono i vagoni in arrivo. Compiuta la loro cavalcata si allineano, fieri e ritti, radunati in abbraccio franco, sicuro, terminale. Come tutte le stazioni alterna momenti di febbrile movimento a pigre pause di attesa, di silenzio impaziente.
Spesso le stazioni hanno questo fascino per un viaggiatore viaggiante, ciò che rende unica  la Estação de São Bento è la galleria così prossima alle pensiline, che immediatamente ingoia  e improvvisamente risputa i convogli. portogallo 3 L’atrio della stazione è tappezzato di Azuleios  che arredano le altissime pareti e illustrano i momenti della storia del Portogallo. L’esplosione di colore in cui impatta chi entra in questa ampia sala d’ingresso alla stazione è suggestiva. Oltre 20.000 piastrelle di  ceramica ricostruiscono momenti della storia patria  e dei mezzi di locomozione. E’ questo mix di immagini di viaggio, di volti, di fatica e conquista, che dice a chi transita: “Qui è casa. Puoi tornare!”,” Qui è casa. Puoi partire!
Uscire dalla Estação de São Bento sulla Praça de Almeida Garrett vuol dire avere tutte le strade di Porto a propria disposizione.
Ho due obiettivi precisi.
Il primo mi permette di percorrere quasi tutta la Rua de Santa Catarina.
Voglio arrivare al Mercado de Bolhão di cui ho un ricordo labile ma inscalfibile.
La struttura architettonica ottocentesca a due piani, le terrazze sospese che permettono di spostarsi agevolmente in ogni settore dello spazio commerciale e un ordine regolato da banchi equidistanti e omologhi, fanno da contrappunto all’invasione colorata e vociante di centinaia di clienti, perlopiù persone sole ed anziane, che con le loro borse monodose interagiscono, chiacchierano, dilagano come formichine operose da un banco all’altro.
Il mio ruolo di turista mi permette un’astrazione che dalla terrazza esercito con rispetto. Mi astengo dal fotografare. Mando a memoria scene che disegnano un macramè di sofferenza quotidiana  esercitata con dignità e pudore. E’ un confronto tra titani della sopravvivenza. Ai banchi ricchi di prodotti e di offerte urlate e variopinte si contrappongono  essenziali mise en place di verdure avvizzite e polli spennati magrognoli e affaticati, pesci isolati dal branco che effettuano l’ultima corsa verso fornelli di borgata. Anziane signore presidiano misere esposizioni al limite del presentabile con il prezzo come unico appeal.

portogalloRiprendo il mio itinerario lasciandomi alle spalle la complessa dinamica sociale del  Mercado e mi confondo tra i clienti della Confeitaria do Bolhao. Storica pasticceria con annesso ristorante offre una sfacciata proposta di dolci e paste, e “per sfacciata, esattamente non intendo disinvolta, quanto spudorata!”. Diciamo “un spudorata offerta di dolci e paste” che mi lascia interdetto, col dito puntato e in imbarazzo tra lo stupore per l’eccesso e il confronto con la miseria che avevo appena lasciato. rua santa caterinaù
Riprendo a ritroso la Rua de Santa Catarina che ho percorso frettolosamente un po’ deluso per i cambiamenti che percepisco. In questa strada pedonale trovano sede tanti negozi di brand con le loro iperboli architettoniche ed edifici di straordinario interesse artistico storico religioso e sociale. Convivono serenamente. Esco dagli uni ed entro negli altri. Animato dalla stessa curiosità. Solleticato dalle vivacissime scene di vita sacra raccontate negli azuleios sulla Capela da Almas altro nome della  Capela de Santa Catarina e allettato dalle altrettanto colorate offerte su abbigliamento, telefonia e ristorazione. 20141114_131435Poi arrivo qui! Il Majestic Cafè, capolavoro dell’art nouveau del 1921. L’apice della bellezza della via e l’epigone delle contraddizioni di questa città, con un  passato espressione dell’impero più vasto dell’antichità e un presente  di quotidiana e laboriosa ricostruzione.  L’interno è bellissimo, arredato, preservato e continuamente invaso da curiosi, turisti e clienti locali. Una pausa imperdibile per comprendere la città, anche se io riparto in fretta, devo sgambare ancora per un paio di kilometri per arrivare al mio secondo obiettivo : la Livraria Lello, secondo alcune classifiche una delle librerie più belle del mondo. Da oltre 110 anni conserva e mantiene la struttura originaria delle pareti che sembrano legni intarsiati e la scala, iperbolica e maestosa, che si libra (librarsi in libreria…ohi, ohi, ohi!) sullo spazio aperto della sala centrale per portare al piano superiore. La libreria ha accolto generazioni di lettori e di autori e il suo ambiente magico ha ispirato l’autrice di Harry Potter, che ha vissuto a Porto per anni. La visita alla Livraria Lello  ha deviato la meta dei viaggi di lettori appassionati dei racconti della Rowling  convinti erroneamente che qui siano state girate scene del film. La libreria è davvero suggestiva, la facciata neogotica e l’arredo interno con la scala, assolutamente unica, sono in grado di reggere il pedaggio richiesto all’entrata e il divieto di fotografare, se non in orari definiti.
Per essere arrivato tardi, non sono quindi in grado di allegare alcuna fotografia autografa. Vi rimando alla “rete” dove troverete migliaia di immagini esplicative della ineguagliabile scala!
Non sono in grado neppure di allegare la foto della copertina della copia di “Cent’anni di Solitudine . Questa è una cosa che mi pesa e che lascia un vuoto nella mia collezione e chissà mai se lo riempirò! Sono andato a cercarla negli ordinatissimi scaffali. Tra le opere di Garcia Marquez non c’era. Il premuroso librario che ho interpellato mi ha detto che era stata venduta l’ultima copia. Fino al lunedì successivo non sarebbe arrivata.
Il mio viaggio stava per finire.  Nel mio scaffale sarebbe rimasto un vuoto.
Una copia mancante…

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