Un libro dal Portogallo.

20170227_003503Quando aprii il pacchetto, stracciando con avidità l’involucro che era stato preparato con cura , apparve un’immagine verdastra su uno sfondo écru.
Un pavone in primo piano ed una figura femminile stilizzata che suonava un flauto mentre, celato sotto una capigliatura folta, un  serpente le cingeva il collo. La scena inquietante era bilanciata dallo scorrere di un fiume pacato ma copioso, fluente e senza ostacoli, con onde appena accennate .
Rio Magdalena!.
Adesso sono in grado di identificarlo, dopo che me lo ha raccontato, illustrandolo con fotografie, video e ricercate citazioni, un amico che se n’è appassionato a tal punto da andarlo a cercare in mezzo alla Colombia.
Quando ricevetti il pacco non seppi collegare la grafica della copertina con il titolo in portoghese di “Cem Anos de Solidào“. Mi chiesi quale fantasia aveva colto il grafico nelle pagine che pur doveva aver letto.
Il regalo arrivava da Lisbona, aveva fatto un lungo viaggio sulla macchina di Alessia e Paco che erano andati a cercare uno stacco alla loro frenetica attività lavorativa, verso l’ovest più estremo e verso il mare più lontano.

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Lisbona 2014

Lavoravamo per la stessa azienda  allora, ma in città diverse, con competenze diverse. Le occasioni per incontrarci fuori dagli impegni di lavoro erano davvero rare. Una ce la diede Bruce Springsteen il 21 luglio 2009  allo Stadio Olimpico di Torino per il concerto del Waiting for a Dream Tour. La cogliemmo al volo!
Un concerto di Springsteen è sempre elettrizzante fin dal momento del suo annuncio, che dà il via ad una serie di contatti per  acquistare i biglietti, per formare il gruppo di partecipanti, per stabilire gli equipaggi e per contattare gli amici residenti nella città che ospita l’evento. Dopo il momento dell’acquisto del biglietto tutta la tensione diventa “energia positiva“. “Attesa compulsiva”. “Eccitazione contagiosa”. Abbiamo la certezza di esserci!
Si  seguono in rete i concerti precedenti, si analizzano le scalette, si fanno ipotesi sulle canzoni che potrebbe inserire nel concerto che andremo a vedere. Nel caso di Springsteen, è risaputo, le scalette sono sempre diverse. In un concerto in cui possono essere eseguite anche 33/35 canzoni, ce ne sono una base fissa  di 7/8, ma tutte le altre possono variare.
Poi arriva “il giorno” e l’intero viaggio di avvicinamento, l’attesa all’entrata, la corsa per conquistare i posti più vicini , la speranza di un soundcheck preconcerto vanno ad alimentare l’adrenalina che poi impenna con Bruce e la E Street Band sul palco.
Dalle tre alle quattro ore di concerto, cantando , ballando, saltando e urlando (chi ce la fa), poi sfatti e soddisfatti, parte il rito del ritorno.
Questa è stata la vita di tutti i miei concerti di Springsteen.
Tranne quello del 2009 quando ha suonato allo stadio Olimpico di Torino.
350 metri da casa!!!

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21/07/2009 – Stadio Olimpico Torino

Non mi sembrava vero di dover rinunciare a tutta la giornata di eroiche attese e sofferte privazioni prima del concerto. Così mi sembrò inverosimile, finito il concerto, tornarmene a casa come avessi portato fuori il cane.
In effetti avevo avuto il mio momento adrenalinico qualche giorno prima, quando un benevolo giornalista di Repubblica mi aveva intervistato e aveva pubblicato una intera pagina, sulla tiratura locale, con tanto di fotografie e domande sulla mia passione springsteeniana. Già carico di pomposa notorietà decisi di organizzare un dopo-concerto a casa mia con alcuni degli amici che erano giunti da fuori Torino,  per rifocillarli e farli riposare prima che riprendessero il viaggio verso le loro città.
C’erano anche Alessia e Paco che erano fans appassionati. Fu una giornata indimenticabile.
Qualche mese dopo, al ritorno dal loro viaggio in Portogallo, mi regalarono la copia in portoghese di “Cent’anni di Solitudine“, sottolineando un’altra delle nostre passioni comuni.
Mi parlarono del loro viaggio  e di quanto fossero colpiti della loro esperienza.
Il racconto della loro vacanza mi confermò la dignità austera ma accogliente, la sobria ed essenziale confidenza, la serena disponibilità che anni prima avevo incontrato nel  primo viaggio che avevo fatto nel 1980 a pochi anni dalla caduta della dittatura e dalla Rivoluzione dei Garofani .

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Porto – Il ponte sul Douro – 1980

Avevo visitato  Porto, Lisbona e poi le città turistiche dell’Algarve, ero transitato frettolosamente nelle città della religiosità più intensa, Fatima e Coimbra.
Pur passando diverse serate alla Baixa  e al Barrio Alto, mi ero innamorato dell’Alfama e della quotidianità che vedevo scorrere nella vita di quartiere.

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Lisbona – La Cattedrale – 1980

Mi ero perso nella maestosa sobrietà della cattedrale di Lisbona, la Sé. Nel chiostro vituperato, divelto e traforato alla ricerca di cimeli e di antiche testimonianze che manteneva sontuosità e trasudava canoni e reperti preziosi.
Ero incuriosito  dal “Padrão dos Descobrimentos” , il monumento dedicato alle scoperte cui i navigatori portoghesi avevano contribuito.

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Lisbona – Pasteis de Belèm – 2014

Mi ero innamorato delle Pasteis de Nata e aveva fatto più volte la coda, senza ritegno ne vergogna, per acquistarle nella Pasticceria migliore della città, la Pasteis de Belem .
Allora viaggiavo con la tenda, e avevo avuto modo di incontrare persone immediate e dirette. Mi avevano aiutato. Mi avevano raccontato il loro Paese. Mi avevano fatto percepire un rigore faticoso da seguire ed un orgoglio mai atteggiato che  emergeva consapevolmente in ogni gesto di relazione. Mi avevano fatto partecipare alle loro feste e mi avevano trattato come un amico di sempre.1980-spagna-oporto-037
Nelle parole di Alessia e Paco ritrovai le impressioni che avevo colto seppur fossero passati molti anni dal mio primo viaggio. Dalle loro parole mi rimase un desiderio di partire, di andare di persona a rivivere il senso di quella terra. La terra di chi, come dice Fossati….vede sempre, da sempre ultimo la sera e se ha già visto non è neanche stanco  di guardare“.
Sono riuscito a ritornare in Portogallo nel 2014.
Ma questa è un’altra storia. Una storia molto bella! Se ci sarà il tempo, la racconterò.

***

Per qualche strana ragione la mia strada si è separata da quelle di Alessia e Paco.
Non so più nulla di loro. Non ci siamo più incontrati. Non ci siamo più cercati.
Ma questo non cambia nulla tra noi.

GABRIEL GARCIA MARQUES – CEM ANOS DE SOLIDAO – DOM QUIXOTE LISBOA 2008

 

 

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2 pensieri su “Un libro dal Portogallo.

  1. Si sentivano il suono della chitarra del Boss, insieme al profumo dei dolci della Pasteis de Belem, e anche il vento del Portogallo, l’entusiasmo giovanile e molto altro nel tuo racconto, caro Luciano

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