Seconda Copertina – Edizione Spagnola

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Di quel primo viaggio ho ricordi pieni, limpidi, entusiasmanti ma anche momenti di vuoto disarmanti.
Sono passati più di 35 anni. Ci sta!
Che frizione si dicesse “embrague” lo imparammo a nostre spese pochi kilomentri dopo aver passato San Sebastian. Arrivavamo da Torino e avevamo passato le Alpi a Briancon e attraversato Provenza e Camargue. Quindi, costeggiati a nord i  Pirenei, entrammo in Spagna  dopo aver superato Biarritz.
Eravamo in quattro sul 124 Special verde oliva. C’avevamo ficcato tutti i nostri bagagli e una cassetta che conteneva un geniale e pratico kit estraibile per essere autonomi, veloci e ordinati nel cucinare durante le tappe che avevamo previsto di effettuare privilegiando i campeggi.
In prossimità di San Sebastian avevamo imboccato una rampa che ci immetteva su un viadotto autostradale e il panico ci colse. Le marce non entravano più e non riuscivamo a controllare la velocità della macchina. Accostammo lungo la corsia d’emergenza, spegnendo il motore della macchina  facendo decrescere la velocità.
Il plurale è un espediente letterario!
In realtà io non guidavo! Non avevo neanche la patente!
Dal lato del passeggero ero sollecito nel consigliare la manovra più opportuna, avvertire per imminenti pericoli, ammonire per lentezza di guida, redarguire automobilisti dalla guida impacciata, suggerire scorciatoie improbabili, insultare gesticolando chiunque intralciasse, soprattutto comunicavo un’ansia continua. Una piaga per chi dovesse guidare sebbene con la mia statura fossi inamovibile dal sedile anteriore e anche quando provarono a farmi stare  dietro, comunque, rompevo i coglioni anche da là.
Come non so, riuscimmo ad arrivare da un meccanico.
Qui imparammo che se la frizione/embrague  non fa aderenza in spagnolo si dice “patìna“! Ben esemplificato da una gestualità inequivocabile del meccanico. Sorridendo, ci informò che ne avremmo avuto per due giorni e un bel po’ di pesetas.
Ne uscimmo invece il giorno dopo con uno sconto-simpatia che il meccanico ci concesse  forse per la tenerezza/pena che suscitammo per l’incidente occorso al primo giorno di vacanza in Spagna.
Ne uscii altresì con la convinzione che comprendere lo spagnolo fosse semplice, e parlarlo ancor di più. Bastava spargere qualche “S” a fine parola storpiando qualche vocabolo e con molti gesti di integrazione.
Così mi promossi come l’interprete del gruppo e mi sentii autorizzato a produrmi in approcci con commercianti, baristi e albergatori.
Bocadillos, Pinchos e Naranjada” erano alla mia portata. Ricevevo sorrisi e soprattutto panini, tramezzini e aranciata! Mi sentii allora pronto per alzare il livello.
Entrando in un bar e vedendo cinque sgabelli presso il bancone di cui uno, centrale, occupato da un gigantesco camionista mi esibii in uno splendido: “Por Favor, Puede Spostarse?“.
Dalla sua occhiata ebbi l’impressione che volesse puciarmi nel cappuccino, ma cortesemente sospirò, abbassò gli occhi e si spostò, permettendo che ci sedessimo tutti e quattro vicini.
Parlavo Spagnolo!!!
Con questa convinzione proseguii il mio viaggio.
Le situazioni in cui mi cacciai vengono ancora riesumate nelle serate alcooliche di ricordi e alcuni dei figli dei protagonisti se le fanno spesso raccontare citandomi. Comunque se si eccettua l’equivoco per cui una notte fummo costretti a dormire in macchina nelle campagne di Toledo, visto che l’albergo   cui stavo guidando i miei amici, seguendo indicazioni che avevo compreso in modo ineccepibile, sembrava spostarsi continuamente e il rischio che corsi di comprare 400 kili di piselli che avrei ordinato, secondo un commerciante ambiguo e lestofante, convinto invece di stare prenotando un appartamento per la giornata successiva, la mia conversazione in spagnolo ci permise di tornare a casa felici ed entusiasti.
Questo mi convinse, oltremodo mi incoraggiò, che leggere in spagnolo fosse semplice e, vista la mia esperienza consolidata, acquistare qualche tempo dopo una copia di “Cent’anni di Solitudine” in spagnolo fu un gesto naturale.
Fu una scoperta.
Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía había de recordar aquella tarde remota en que su padre lo llevó a conocer el hielo.”
L’incipit più straordinario della letteratura declinato in spagnolo era pura musica. Lo lessi e rilessi. Lo ripetei come un mantra, lo imparai a memoria. Oggi sono in grado di citarlo con tali accentazioni e sfumature da confondere gli amici spagnoli che, se non vado oltre, continuano le loro conversazioni convinti che io sia un madrelingua.

***

Questo fu l’embrione di un’idea che maturò col passare del tempo.
Collezionare in lingue diverse copie di Cent’anni di Solitudine.
Posi però alcune regole e limiti alle forme di acquisizione.
Le copie dovevano essere acquistate all’estero,
nella lingua del paese visitato, direttamente da me
o dovevano essere regali di amici che all’estero transitavano per vacanze o lavoro.
Dovevano essere regali, quindi non acquisti su commissione.
Anche perché non sarebbero mai stati rimborsati.
Ultima caratteristica, le copie regalate dovevano contenere una dedica.

Gabriel Garcia Marquez – Cien Anos De Soledad- Espasa Calpe – Madrid 1982

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7 pensieri su “Seconda Copertina – Edizione Spagnola

  1. Me ha gustado mucho tu aventura española!! Estoy plenamente de acuerdo contigo en que leer a Gabo en español es pura música. Probablemente lo sea en cualquier idioma!! Un saludo desde España!!

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