Rifugio Deffeyes – Seconda Parte

 

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Rifugio Deffeyes – Seconda Parte. Trovate qui la Prima Parte

L’ingegnere di Milano si chiama Gaetano.
Mi racconta che ha conosciuto il Tor des Geants grazie all’impresa di Oscar Perez due anni prima. Nel 2012 Oscar Perez ha dominato la corsa gestendola con una tattica di gara straordinaria che ha esaltato le sue doti fisiche, assolutamente normali, portandolo a superare avversari prestanti e iperallenati. Gaetano era in trasferta di lavoro a Courmayeur nel settembre del 2012, aveva avuto una discussione con alcuni volontari del Tor per come aveva parcheggiato la macchina in zona riservata all’allestimento del palco per la premiazione del giorno dopo.  Era ormai venerdì notte ed era in ritardo per rientrare a Milano, così decise di fermarsi e la mattina successiva nel luogo in cui lui voleva parcheggiare c’era una tensostruttura con un palco allestito e migliaia di persone che acclamavano i “Finisher del Tor“.

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Oscar Perez‚

Fu una cerimonia entusiasmante ed è lì che conobbe personalmente Oscar Perez e ne scoprì la storia. Un uomo di una disarmante serenità, con un’umanità rara e una sensibilità attenta che trasmetteva con naturalezza e semplicità. Una dolcezza quasi religiosa. L’episodio che lo suggestionò definitivamente venne raccontato dallo stesso Perez sul podio della premiazione ed era occorso nell’ultima parte del Tor. Perez al limite delle risorse fisiche e sull’orlo di una crisi di orientamento stava percorrendo gli ultimi km prima di arrivare al traguardo di Courmayer. Nel buio della notte avvistó una baita e chiese di poter riposare. Venne accolto da  un montanaro che lo rifocillò con il latte e il  formaggio del suo alpeggio e gli raccontò, tra l’altro, una leggenda della Valtournenche. Una leggenda di uomini e lupi. “Nella notte anche tu ti  trasformerai in lupo e agguanterai quelli davanti a te!“.
Perez gli aveva dedicato la vittoria che aveva ottenuto, determinato e spietato.
Come un lupo!

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Gaetano era stato folgorato come Saulo sulla strada di Damasco ed aveva presentato la domanda di iscrizione. Quando, alcune settimane fa, ha ricevuto la conferma di essere stato sorteggiato, la sua idea del mondo si è rarefatta. Tutto si è  finalizzato al 13 settembre*. Ha iniziato a studiare i percorsi, a cercare in rete i filmati delle precedenti edizioni, ha comperato scarpe, abbigliamento, barrette energetiche, cerotti, cartine, strumenti di orientamento. Ogni fine settimana ha percorso km sui sentieri del Tor per testare, conoscere e prevedere le difficoltà della corsa. Questo sabato ha percorso e anticipato quella che sarà  la prima giornata.  È riuscito a fare 26km che separano la partenza di Courmayeur dal Rifugio Deffeyes.

* 13 settembre 2015 – Data di inizio del Tor des Geants 2015

20150711_205933 (2)Siamo rimasti gli ultimi a chiacchierare sull’uscio del Rifugio. Il ragazzo coi capelli viola ci invita a salire in camerata, ci avviamo e mentre inizio a salire la rampa che porta al primo piano, tutti quelli del gruppo degli “Escursionisti improvvisati” si accalcano, in ritardo,  per raggiungere la loro stanza. Per fortuna il Rifugio ha diverse camerate e, dimostrandosi meno improvvisati di quanto danno a vedere, ne hanno riservata una tutta per loro. Arrivo in camerata che le luci si stanno abbassando e mi infilo nella branda a basso, del letto a castello che avevo approntato al mio arrivo, e nella semioscurità tocco qualcosa di voluminoso e vivo.
Faccio un salto all’indietro e mi scappa ad alta voce un “Macchiccazzo è?“. Cerco il cellulare, accendo la pallida luce del video, provo a illuminare la branda e vedo un corpo raggomitolato sotto il mio lenzuolo.
Subito fermo Gaetano che è in coda dietro di me per arrivare al suo posto letto e gli mostro quello che dorme. Lui lo scuote, cerca di girarlo, poi mi guarda cercando di non scoppiare a ridere: “Miiiiinchia!!! il Francese!!!“. E poi rivolto verso di lui “Ma còs ta fét insci?“. Prova ancora a scuoterlo per svegliarlo ma l’altro mugugna qualcosa. Mi avvicino e sento chiaro un “Pft…Pft…ça va, ça va!“. Guardo Gaetano che sta trattenendo i singulti del la risata e gli dico “Lascialo dormire. Questo ha fatto 40km oggi , non lo svegliamo neanche a cannonate“e lui “Go capit, ma…té ta dormet en duè!”
Scendo dal ragazzo dai capelli viola e gli spiego la situazione. Risolve tutto in un attimo: mi da un nuovo sacco-lenzuolo!
Ritorno in camerata e Gaetano mi fa segni con la luce del cellulare, mi indica una branda libera, mi aiuta a stendere il lenzuolo.
Lo ringrazio e prima di salutarlo lo squadro  e gli dico:
Te  ta sét milanes cùme me!“. Mi guarda con un’aria interrogativa  e io gli ricordo
Prima hai esclamato : “Miiiiiinchia!!!” …non è milanese!!!
Seee va be, el me bubà l’era en terùn, l’è egnit sö en del ’60, ma me sò nasit a Milàn,  trentacinc  ann fà!!!”.
Rimango da solo a guardare la mia vecchia branda e a pensare al francese. Mi ritrovo a dondolare la testa e a pensare che questo qui, oggi non ne ha fatta una giusta e se pensa di affrontare così una settimana sulle montagne valdostane e i 330km di percorso e i  24000m di dislivello, creerà più problemi lui solo, che tutto il resto dei concorrenti. Provo a rilassarmi e a trovare una posizione per dormire ma da un angolo della camerata si intravvede una lucina. É la frontale di qualcuno che, alloggiato su un letto in alto, parla con qualcun’altro nel letto sottostante. Percepisco frasi schiette, sembrano ordini, parole che non ammettono repliche. Le risposte dalla branda di sotto non sono meno tenere ne condiscendenti, al più gentili ma non meno determinate. Non capisco di cosa parlano, sembra piuttosto un inventario a cui qualcun’altro risponde “Presente!“. Finito quello che sembra un elenco scandito parte uno schiocco, tipo un bacio. Poi la luce, zac! si spegne. Troppo in fretta per riconoscere il volto, in tempo per intravvedere una ruota di capelli, biondi, girarsi verso il muro. Si dorme.

 

20150712_061711 (4)Si dorme!” in effetti son parole grosse! Si prova a dormire!
Dev’essere dal ’64 che non vado a dormire alle dieci di sera, salvo che non stessi male! La stanchezza accumulata nel giorno mi dà una mano e la digestione in corso rallenta i sensi. Il caldo della camerata affollata non mi aiuta a prendere sonno, poi per fortuna, una mano anonima apre una finestra e un ricambio d’aria rende più facile l’assopirsi.
I movimenti misurati, i rumori involontari, i passi felpati e i gesti rallentati e premurosi dei primi ad alzarsi, mi svegliano poco prima delle cinque. Decido di scendere nella sala refettorio anche io, stupendomi della mia reattività ad un’ora così mattiniera.
Dev’essere dal ’64 che non  mi alzo alle cinque di mattina
Nell’uscire dalla camerata passo intenzionalmente davanti alla mia vecchia branda con l’idea di tenere d’occhio il francese, ma la trovo vuota!
Mi affretto ancor più a scendere per cercarlo al piano di sotto, non lo vedo. Incontro lo sguardo del ragazzo dai capelli viola che mi nota, capisce e ride.
E’ stato il primo ad alzarsi stamattina, ha regolato il conto, fatto una colazione veloce ed è partito verso il Rutor.  A quest’ora sarà quasi in Valgrisanche!
Gli hai detto che mi ha rubato il letto?
Sì, Sì! ”
E lui cosa ti ha detto?
Non ho capito bene. Ha mormorato qualcosa tipo ..Pft…Pft…ça va, ça va!!!“.
Sento ridere dietro di me. E’ Gaetano che è apparso, pronto, lavato e vestito. Sta parlando con la bionda e il suo compagno. Anche lei, come Gaetano, è stata sorteggiata e parteciperà al Tor, non il suo compagno. Stanno confrontando il percorso della giornata. Obiettivo aggirare il Rutor, puntare vero il Passo Alto, oltre 2850m, quindi scendere all’alpeggio del Bivacco Promoud, poi di nuovo su ai 2800 del Lac du Fond e quindi verso valle a Planaval. Un programma di un’altra ventina di km  che per il secondo giorno di seguito sono un allenamento minimale nella prospettiva del Tor.

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La giornata si presenta straordinariamente luminosa, non c’è una nuvola in cielo. La luce del sole inizia ad elencare le cime delle montagne tra le nevi del ghiacciaio, a scioglierne una parte, a dare vita alla vallata. Il Rifugio è in un luogo di una bellezza struggente, risvegliarsi  in ambiente come questo vale tutta la fatica della giornata precedente. Sazio gli occhi di questa bellezza, faccio scorta per le future giornate  cittadine, per le mattine di cielo coperto, per i risvegli nel grigio autunnale.  Davanti a me ho il Rutor che nella sua immensità sembra abbraciarmi e chiamarmi!

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Se davanti ho il Rutor dietro ho il Monte Bianco!

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MI rendo conto di vivere un’ubriacatura di immagini, una sovrabbondanza di bellezza difficile da contenere. Scatto fotografie con angolazioni minimamente differenti. Come spesso mi succede in montagna scatto e riscatto la stessa foto (a soggetti immobili e immutabili, da ere geologiche sempre uguali) per cogliere l’attimo di estasi che mi procurano. Vivo una contraddizione che cerco di giustificarmi in mille modi. Godere del momento che sto vivendo  o perderlo, per immortalarlo in digitale,  e poterlo rivedere ogni qualvolta mi prenda il groppone?
Questo momento di filosofia for dummies trova la sua naturale collocazione nella discesa dei “Bergamaschi” dalla camerata.
Arrivano in fila e prendono posto per la colazione. Sembrano i Lanzichenecchi che invadono la Padana, anche se la loro corale allegria  e la cortesia, seppur loquace e sagace, li fa sembrare i Sette Nani in vacanza (manca solo Dotto!!!).
Sés cafè e làt e dudés briosc!
Hosti! Sét a dieta, gnaro?!
Fidech!!! Fas dà del pà che vo a tò el salàm e fò so i panini!
Dumandeghe se i gà  amò la fontina de iar sira?
E se i gà là mia pò?
Pota, ga meteròm èl taleggio!
Il taleggio contro la fontina? Alle sei di mattina?  A colazione?
Dal mio specchio interiore parte un urlo:
Li invidi perché hanno vent’anni…e possono dire, fare,baciare( e mangiare) quello che vogliono!!!“.
La bionda e il suo compagno hanno completato  la preparazione accurata della loro partenza e salutano Gaetano e me. Senza mezzi termini lei mi dice “Seguimi durante il Tor! Sarò una Finisher!“. Alza il volto, i suoi occhi chiarissimi abbagliano tutto ciò che guardano. Distraggono e confondono. Con una potenza magnetica esprimono tutta la sua convinzione e la sua determinazione. Sarà una Finisher!
Allo scoccare delle 7.oo Gaetano fa partire il suo orologio e si lancia nella breve discesa sul lato est del Rifugio, alza il braccio per un saluto senza voltarsi.
Mentre si allontana lo sento cantare a mezza voce “Canten tüti “Lontan de Napoli se moeur” ma po vegnen chi a Milan.”
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Anche noi lasciamo il Rifugio. La nostra metà è molto più modesta ma non meno affascinante. Nelle vicinanze, facendo una piccola camminata  e alzandoci di soli 200m di dislivello ci sono alcuni laghetti che riflettono due picchi, le Grand e le Petit Assaly.
20150712_09435920150712_093121 (2)20150712_093116Poi basta camminare ancora per mezzora e lo spettacolo del Rutor vi si para di fronte. Esplicito e didattico come una lezione di geografia o se preferite come una pagina gigante di Google Earth. Addirittura in rilievo.
Se avete fiato potete scendere a toccare la neve che, col sole che si alza, riprende a sciogliersi.

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Noi chiudiamo il nostro tour con il ritorno verso il Rifugio e ci imbattiamo in un altro lago che ci mozza il fiato.
..e cazz…ma quello di fronte è il Bianco!
E’ immenso e se ci spostiamo riusciamo a fotografarlo mentre si specchia nel lago

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Quando, nel primo pomeriggio decidiamo di rientrare verso La Thuile, siamo sazi. Di colori, luce, bellezza. La fatica sparisce, rimane un ricordo. Le ginocchia urlano,le suole si surriscaldano. Fa niente.
Scattiamo ancora fotografie.
Ricorderemo questa giornata. La racconteremo.
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FINE

Questo racconto, in due parti, è dedicato ai ragazzi
che gestiscono il RIFUGIO DEFFEYES.
Sono stati ospiti premurosi, discreti ed entusiasti.
I personaggi raccontati sono frutto di benevole caricature
allo scopo di renderli irriconoscibili.
Le montagne invece…sono proprio come nelle foto.

 

 

 

 

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