Rifugio Deffeyes – Prima Parte

20150712_062106

E’ sabato.
Uno di quei sabati che solo di luglio possono arrivare.
Dopo giornate di caldo umido sfiancante, in cui potrebbero ricattarti e in cambio di bibite ghiacciate  saresti disposto a confessare peccati ignobili, in cui in cambio di ricoperti Magnum Mandorlati saresti disposto ad aderire  a correnti di partiti trasversali di sottogoverno, in cui in cambio di un refolo di corrente d’aria fresca compreresti anche derivati della MontePaschi,  si presenta un sabato senza una nuvola in cielo, senza umidità nell’aria e con una brezzolina che pulisce l’orizzonte e lo restituisce lindo e profondo. Da perdersi a guardarlo.
Partiamo nella tarda mattinata, dopo esserci preparati gli zaini con la prospettiva di dormire in rifugio la notte e ritornare la domenica sera. Direzione Valle d’Aosta, La Thuile, Colle del Jus, Rifugio Deffeyes.
Una delle autostrade più care d’Italia lenisce l’arrabbiatura per il costo per kilometro con panorami sublimi, a cominciare dal forte di Bard per chiudere con una comparsata improvvisa, quanto straordinaria, del Monte Bianco che ti si para davanti all’uscita di una galleria poco dopo Arvier.
Dopo Aosta si viaggia sotto terra e ad un massimo di 100km all’ora (sorvegliatissimi da diligenti agenti che ti beccano sempre se sgarri, ma sono anche indulgenti se ti ravvedi).
L’uscita per La Thuile riserva dieci tornanti numerati e l’attraversamento dell’intero paese, opulento perché operoso, accogliente perché grazioso, elegante perché sobrio. Non come l’insopportabile Courmayeur.
Comunque, si parte dal Colle di Jus! Dopo l’intero abitato di La Thuile. Arrivateci come vi pare…e si parte subito alla grande!!!

20150711_13512020150711_13564420150711_135928a20150711_143255

Nella prima ora di passeggiata incontriamo, una dietro l’altra tre cascate di una bellezza imbarazzante. Sembrano cartoline animate, sono maestose e rinfrescanti, rumorose e vitali, iconiche e fanciullesche. Sono alimentate dal torrente che nasce dal ghiacciaio del Rutor, che sta “al piano di sopra” e, immenso e serafico, domina la valle. Sulla cascata superiore si sono anche presi la splendida idea, quasi un vezzo non fosse utile ad unire i due versanti della valle, di piazzare una passerella che permette di passeggiare sulla cascata, con sotto tutto il lancio del volo dell’acqua.

20150711_14381820150711_14383120150711_143842

La salita prosegue protetta da vegetazione alta e ombrosa fino ai 2100 metri dove c’è il bivio per proseguire a destra verso i laghi di Bellecombe (un luogo suggestivo e artico, che ho visitato in una giornata epica e molto fredda qualche estate fa e di cui vi racconterò presto). Noi proseguiamo sulla sinistra e guadagniamo ancora una cinquantina di metri di livello e ci sporgiamo sulla conca formata da un emissario del Lac du Glacier e mi sembra di essere arrivato in quello che io immagino possa essere il paradiso terrestre. Ci mancano gli unicorni e gli elfi.

20150711_165220

20150711_15511920150711_155111In cambio incontriamo un gruppo chiassoso e mal’assortito per un’escursione oltre i 2500m. Tre o quattro ragazzini sotto i 10 anni già in obesità evidente, abbigliamento da palestra e scarpe fosforescenti, quattro trentenni canottiera-tatuaggi-catene d’oro, e due ultrasessantenni sovrappeso, comunque agili e sportivi. Si assomigliano un po’ tutti. Immagino due fratelli con relative mogli e figli che portano i nonni in gita. Sono immediatamente socievoli e loquaci. Ci scambiamo informazioni sulla salita e ci confidiamo con sincerità la fatica che stiamo facendo pur di arrivare al rifugio!  Uno dei due trentenni in canottiera estrae da una tasca di uno zainetto, una busta che apre e scoglie  nell’acqua di una borraccia e me la porge dicendo “Con questa recuperi tutti sali che hai perso finora e arrivi in cima senza fatica“. Sono tentato di approfittarne e invece prendo dallo zaino un panino che mi sono preparato prima di partire e rispondo”Sono di una generazione più vecchia, uso ancora munizioni fatte in casa!”
Mentre ci stiamo preparando a ripartire, dallo stesso sentiero da cui noi proveniamo, vediamo arrivare una figura minuta che ci passa accanto alla velocità di un TGV e, salutando appena , ci chiede senza fermarsi “Puor le Deffeyès? Pft..Pft…ça va…ça va bien?” e noi prontamente sollecitati facciamo a gara per rispondere! Prima a gesti e poi brillantemente, il palestrato che mi ha offerto la bibita, esordisce con un “Pur le Defféyes? tu dèv anduar avant ancor uan auar e mès! Semper dricth!!!” . Vedo il francese barcollare e comunque, incerto, ripartire a supervelocità con un “Pft, Pft…ça va, ça va…?!?“. Lo seguiamo con lo sguardo e lo invidiamo profondamente! Sarà un metro e sessantacinque e al massimo sessanta chili. Saltella da una pietra all’altra come un camoscio. Sembra neanche sudato! In un lampo non lo vediamo più, sparito dietro una curva del sentiero.
Ormai francofoni ci salutiamo col gruppo degli escursionisti improvvisati con un “Bonne route!” e ripartiamo. Ci sono ancora  quasi 500m di dislivello e un’ora e mezza di strada da fare. Il sole inizia ad essere più clemente ma l’assenza di vegetazione non ci protegge più. Riprendiamo con passo regolare, le bacchette sempre puntate  e con l’attenzione a risparmiare più possibile il fiato, la salita su un sentiero molto ben manutenuto e segnato di fresco.  Nella nostra salita ci sorpassano parecchi escursionisti. Con tutti il saluto è un sottinteso “Arrivederci al rifugio“. Vista l’ora è difficile immaginare che quelli che salgono pensino di ritornare a valle entro la sera. Così quando sento arrivare dietro di me sei muscolosi e paonazzi ragazzotti che ci sorpassano salutando “Hostia gnari, ndòm ndòm…ha èeedom de hùra!” mi dico “Ecco ci siamo, oggi ci sono pure i bergamaschi….!“.  Dietro di loro, quasi in scia, una coppia assolutamente impossibile da non notare. Lui massiccio anche se non troppo alto, ma tosto nei modi e regolare nel passo. Lei bionda, occhi di ghiaccio, decisa e attenta ad ogni passo. Impostata e sotto controllo. Ogni movimento, ogni passo, ogni appoggio valutato e misurato nell’esecuzione. Abbigliamento tecno di ultimo grido, fasciante e traspirante, colori sobri ma coordinati. Al polso un orologio nero e pieno di pulsanti che tiene costantemente sotto controllo. Nel passarmi davanti sgrana gli occhi e una flashata di energia mi sbatte di lato e le cedo il passo senza indugio! Nel varco che lei ha aperto passa anche il suo compagno!
Riprendiamo il cammino e dopo un rosario infinito di passi vediamo apparire, dietro un curva, tra due piccole alture, il Rifugio Deffeyes.
20150711_184126
20150711_184110

Il Rifugio è Oasi nel deserto.
Il Rifugio è Base Terra nello spazio.
Il Rifugio è Faro nel mare.
Il Rifugio è un sorriso!
Sa che tu hai salito 900m di dislivello e vuoi solo toglierti le scarpe, una doccia, una birra, e magari una branda. Io, 110kili più lo zaino, allenamento poco sopra lo zero, 45 anni di fumo stipati nei polmoni, quando ho visto il sorriso del ragazzo dietro il bancone del bar del rifugio che mi ha detto “Bene arrivati!” mi sono sentito accolto come da mamma quando tornavo da un mese di vacanze. Poco importa se il tipo ha i capelli viola e ripete la stessa frase  a tutti quelli che stanno arrivando!
…e comunque tutta la poesia che ho associato al rifugio me l’hanno ammazzata i sei paonazzi bergamaschi che, stravaccati su un tavolaccio nello spiazzo davanti alla baita, ognuno con un Morettone in mano, fanno a gara di rutti ridendo come ragazzini in gita.
Hostia fioi, àrda che culùr ch’el gà chel ciel!!! Hèmbra de iis en Val Camòniga!!!“,
Seee fidech!!  Se h’erom èn Val Camoniga stahira mangiàom la pulènta taragna” ,
“Pota fioi, ghif ùriit èegn en Val d’Aùsta e adèss ghif de mangià la ministrina!
“.
Non possono immaginare che comprendo il dialetto, viste le mie origini lombarde, e continuano il loro dialogo convinti di essere criptati e il livello di protezione si abbassa nel momento in cui adocchiano la bionda che avevamo incontrato in salita, che sta facendo uno stretching metodico e pedestre per ognuno dei muscoli che ha usato per la passeggiata, e convinti che nessuno li capisca danno il loro meglio
Hostia fioi che gnara!“,
Ve che da mé, che ta stire tùta!“,
Pota gnara, sta ferma con chel cùl che so adree a fa streccing a po a me!!!“.
Sembra di essere in caserma!
Quando appare il compagno della bionda, tutti si rimettono a commentare il tramonto ad una sola voce. Intanto sulla linea dell’orizzonte, verso valle, vediamo profilarsi, in fila indiana, quasi carponi, i bimbi davanti, il gruppo degli escursionisti improvvisati.

20150711_204952

La scomparsa del sole nel cielo e il diffondersi di una luce rosa che si nota soprattutto sulle nevi accumulate sul ghiacciaio segna l’ora della cena.
Appena arrivati abbiamo acquistato un sacco-lenzuolo che abbiamo poi adagiato su un letto a castello, uno sotto e uno sopra, preparandolo per la notte, mettendo in modo ordinato i nostri maglioni e gli zaini sotto il letto più basso. La camerata del primo piano si sta velocemente riempiendo e ognuno degli oltre 30 letti è ormai occupato e allestito per la notte.
Scendiamo nel refettorio che è pieno all’inverosimile e produce un frastuono conviviale, cosmopolita  e cacofonico. A farla da padroni però sono i commenti dei giovani lombardi frastornati dalla polenta concia che il rifugio ha servito nel menù della cena.
Gnari…orca che bùna che l’è!
Fam tastà!” “L’è mia pusibil! La pòel mia iis mei de la taragna!!!”
“Fidech, tàstala. L’è mei de chèla che i fà a Birghem!!!”
” Ma figùress gnàro, te ta ghet metit det la grapa!!!”
Gli unici tre posti rimasti liberi nella sala per la cena sono tra i bergamaschi e il francese che abbiamo incontrato nel pomeriggio e che ci ha chiesto informazioni!!!
Meglio così. Sedendomi in mezzo posso far finta di non capire nè a destra nè a sinistra. Ma…
…ma il terzo posto viene occupato di slancio e d’improvviso da un trentenne magro e occhialuto, biondino con un ricordo di capelli spelacchiato al centro della fronte, che prima ancora di toccare col culo la sedia si presenta a tutto il tavolo, racconta che è un ingegnere, che viene da Milano, che è lì per provare il percorso del Tor, che ha già incontrato il francese (con cui dialoga come fossero cresciuti insieme a La Rochelle) alla mattina alla partenza di entrambi da Courmayeur e che anche il francese sta preparando il Tor. Si interrompe solo per affondare la crapa pelata nello zaino che ha con sé ed estrarne delle cartine plastificate piene di quotazioni, grafici e itinerari e, mentre insiste a mostrarle al francese, lo tormenta con “Ndèm inscì….. Fèm inscià…” Secondo l’ingegnere  il francese è un fenomeno di atletismo e resistenza e ha percorso oltre 4okm dal loro incontro della mattina, perché seppur fossero partiti insieme, lui lo ha in seguito perso di vista, e questi gli ha raccontato di aver corso tutta la Val Veny, di avere svallicato dopo il Rifugio Elisabetta e che di essere sceso  verso La Thuile per poi prendere il sentiero e risalire al Deffeyes.
Ha decisamente sbagliato strada!
Ha percorso quasi il doppio del corretto tracciato del Tor des Geants e comunque se ne sta chino sul suo piatto e ad ogni commento dell’ingegnere risponde “Pft…Pft…ça va, ça va!!!“. L’ingegnere continua a indicargli su una cartina il punto in cui ha sbagliato strada, gli consiglia di stamparsi le mappe dei percorsi ufficiali di scaricare i tracciati dal Sito e di trasferirseli su una App del cellulare, di acquistare un Garmin e imparare ad usarlo.
L’unico suono che mi pare essere una risposta è “Pft…Pft…ça va, ça va!!!“.

La cena volge al termine e mi rendo conto solo ora che il Tor des Geants è l’argomento che contagia le conversazioni di tutti i tavoli.
Il Tor si svolgerà tra meno di due mesi e molti stanno provando il percorso e la loro capacità di resistenza. Il Rifugio Deffeyes è per tutti il punto tappa di riferimento del primo giorno della competizione.
Sono nella bocca del leone!

20150711_204957

Il tempo scorre velocemente dopo la cena, i discorsi di accavallano tra ricordi e progetti, sentieri percorsi e scambi di esperienze e  stasera l’imminente partenza (??? ci vogliono ancora due mesi) del Tor des Geants coinvolge ogni tavolata. Comunque su tutti prevalgono le voci altisonanti dei bergamaschi soddisfatti di tutto quello che la giornata ha loro offerto. La salita al rifugio faticosa gratificata dalla doccia, dalla birra, dalla vista della bionda, dalla cena inaspettatamente appetitosa, dalla luce del tramonto e dalla serenità che a 2500m ogni eventuale disagio viene superato, gestito, sopportato.
Poco prima delle 22.oo parte un diligente fuggi-fuggi verso le camerate perché l’invito ad andare a letto è supportato da un  energico “Alle dieci spegniamo  la luce e fino alle cinque c’è obbligo di silenzio!“.
Il popolo della montagna è sicuramente eterogeneo ma su alcuni fondamentali è coeso e compatto. C’è il rispetto per la fatica, quella fatta e quella da fare, c’è il rispetto dell’essenziale, le risorse vanno dosate e gestite, c’è il rispetto delle persone, ed è per questo che ci si da subito del tu e ci si saluta incontrandosi!
Così anche io, al limite delle 22.00, salgo in camerata e mi indirizzo verso il mio letto, e nella mezza luce della sala mi abbasso per sdraiarmi, scosto il lenzuolo e tocco qualcosa di vivo e caldo. Nel mio letto c’è qualcosa…forse qualcuno….

* * *

FINE PRIMA PARTE

Come sempre i miei racconti si ispirano a momenti vissuti, rielaborati dalla fantasia.
Per renderle irriconoscibili, ho camuffato le persone citate.
Per rendere invece riconoscibili e unici i luoghi, che non saprei rendere migliori di quanto sono, ho aggiunto le fotografie.

 

 

 

Annunci

Un pensiero su “Rifugio Deffeyes – Prima Parte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...