Colle dell’Agnello – Chianale

 

Certe storie iniziano dall’inizio. Altre dalla fine. Questa inizierà da metà.
Comme d’habitude ci svegliamo tardi!
Ieri notte, i fuochi d’artificio per la festa di San Giovanni e la passeggiata per ritornare dalla casa di Rasty, che ha una terrazza accogliente proiettata sul centro città, su cui abbiamo potuto cenare e  ammirare lo spettacolo pirotecnico come fossimo in tribuna, ci hanno fatto fare le ore piccole!  E’ stata una di quelle notti torinesi in cui nessuno  voleva sentirne di andare a dormire.
Così ci alziamo stravolti e con tante cose ancora da mettere nello zaino e, insomma, riusciamo ad essere pronti per partire ad un’ora in cui i veri montanari stanno ormai iniziando a tornare!
Oltretutto la Val Varaita è molto lunga e Chianale è l’ultimo paese in fondo-in fondo.
Arriviamo a Saluzzo e ci incanaliamo, seguendo una segnaletica precisa e visibile, in Val Varaita.

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Arrivo all’ultimo paesino abitato al fondo alla valle. Chianale 1800m.

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Il ponte sul Varaita e, a sinistra, le bifore e il portico della chiesa di Sant’Antonio

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L’altare barocco  e il soffitto a cassettoni intarsiato della chiesa di San Lorenzo, capolavoro  dei primi anni del 1700

Ed ecco, come anticipato, questa storia inizia da qui.
La meta della giornata è il Colle dell’Agnello. Il valico alpino porta in Francia ed è alla sommità di una carrozzabile che fa parte del tracciato storico del Chemin Royal, un tratto della Antica Strada del Sale.
La salita, che d’estate è percorribile anche in auto, è la continuazione della statale che si intraprende già da Saluzzo ed attraversa Sampeyre, Casteldelfino e Pontechianale, lambisce Chianale e dopo 10km arriva ai 2750m circa  del Colle dell’Agnello.
Il mio programma è quello di arrivare a Chianale.
Controllare le provviste d’acqua.
Fare una piccola sosta per fotografare il ponte e le chiese e alcuni scorci suggestivi del borgo.
Quindi ripartire comodamente in macchina ma lasciarla lungo la strada a 5km dalla cima.
Fare la parte rimanente del percorso in salita e il corrispondente in discesa, dopo aver fatto sosta in cima al Colle.
Ma…

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…..ma il mio errore è stato, dopo aver  fotografato il ponte sul Varaita, che qui sembra un canale (e questo potrebbe essere all’origine del nome di Chianale), dopo aver fotografato le  due chiese, l’una di fronte all’altra, la più antica del 1450 e l’altra, dedicata a san Lorenzo, dei primi anni del 1700, mentre giravo naso all’insù, a guardare le manutenzioni recenti che abbelliscono il piccolo villaggio, il mio errore dicevo, è stato di entrare nella porta sbagliata del ristorantino di fronte alla chiesa di Sant’Antonio.
Era la porta della cucina  e due signore, l’una più anziana e immediatamente simpatica e spiritosa, l’altra più giovane, ma non meno brillante, stavano confezionando, per servirli nei tavoli del dehors  del ristorante, alcuni piatti di Ravioles al burro fuso!!!
Le Ravioles!!!
Immediatamente mi è tornata a mente la cena a casa di Ricky e Letyz (Ricky e Letyz sono nomi di fantasia, inventati, affinché nessuno possa fare lo splendido e trovarci riferimenti personali e diretti a qualcuno che  pensa di conoscere,  che poi mi vengono fuori le grane legali!!!). Mi è tornato in mente l’intero tavolo di Ravioles che loro avevano preparato a mano e la generosità con cui le avevano condite con il burro fuso che, mi raccontavano , doveva essere addirittura nero, bruciacchiato. Ricky aveva passato gli anni della sua adolescenza, in vacanza con la famiglia a Sampeyre e una sera ci aveva fatto una sorpresa gastronomica invitandoci ad una cena ed inondandoci di prelibatezze recuperate dalla tradizione della valle, che aveva preparato con Letyz. Le ravioles, per le quali continuava a scusarsi preoccupato non fossero perfette, mi avevano estasiato. Ritrovarle lì mi ha imballato, ha sconvolto tutto il mio piano e prontamente ho deciso!
Senza minimo senso di colpa né vergogna mi sono seduto ad un tavolo e non mi sono più mosso, finché la più giovane delle signore incontrate in cucina non si è presentata con il blocco delle comande e ha iniziato a dichiarare le sue carte. Io sono andato a vederle tutte!!!

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…e queste sono “Les Ravioles“, i fantastici gnocchi di patate, locali, impastate col formaggio e condite col burro fuso

Prima di servire le Ravioles mi hanno portato i tomini di formaggio di capra della vicina valle Maira accompagnati da miele e noci tritate. A seguire una polenta delicata che accompagnava una salsiccia cotta nel sugo. Per finire una crostata di lamponi fatta in casa.

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L’antica chiesa di Sant’Antonio che risale alla metà del 1400

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Terminato di pranzare abbiamo ripreso le redini della nostra gita e abbiamo resettato la bozza di programma che avevamo immaginato. Lasciata l’automobile  a 5km dal colle abbiamo iniziato a salire.
Quella che vedete è solo  una parte della strada che abbiamo percorso dopo pranzo. Uno dei lati meno piacevoli di questa bellissima passeggiata è il dover camminare sull’asfalto e l’incontrare parecchie automobili.

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Sono però i motociclisti coloro che godono con maggior soddisfazione dell’asfalto della strada e delle pendenze dei tornanti  che permettono loro pieghe  che altrimenti non potrebbero esibire, anche se i veri protagonisti di questa salita sono i ciclisti che arrivano a questi ultimi 10km, con quasi 900m di dislivello, dopo essersi messi alle spalle, o nelle gambe, la lunga bassa valle. Il premio è lo spettacolo, all’arrivo sul Colle, che permette, nelle giornate di buon tempo, la visione di un panorama ampio sia dal lato italiano che da quello francese.
Questo premio il Colle dell’Agnello lo promette, generosamente, a tutti. Meteo permettendo lo elargisce, senza sottomettere ad alcuna ulteriore prova. Democraticamente! Ai giovani, ai vecchi, ai belli , ai brutti, ai seri e ai faceti. A chi ci arriva in bicicletta stremato e senza fiato. A chi ci arriva in moto “adrenalizzato” da curve su curve e pieghe su pieghe! A chi ci arriva comodamente, ma mai distrattamente, in macchina.
…e anche a chi passo dopo passo ha cercato di smaltire, ma senza dimenticarle, forchettate su forchettate di Ravioles…

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Ai lati della carreggiata ancora tracce delle nevicate invernali

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Sullo sfondo si vedono resti di fortificazioni militari vicino ad alpeggi ancora in attività

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…e abbiamo visto decine di marmotte decisamente vivaci e per nulla intimidite dal rombo delle moto o dalla presenza di escursionisti!IFIF

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Chianale in primo piano e il Bosco dell’Alevé (il Pino Cembro), uno dei più grandi d’Italia
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2 pensieri su “Colle dell’Agnello – Chianale

  1. Come sempre una piacevole lettura. Potresti spingerti anche verso la Valle Maira, forse ancora più ricca di tesori nascosti, e una tappa a Cuneo non ti farebbe male. Ci vediamo domenica.

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