Ritorno a Levante

20140813_183936

…poi l’ordine arriva!
Terra! Terra! Si tocca terra.
L’orizzonte si ferma. Dal ponte scende una  scala.
Il sole chiude il suo giro. La sera, umida cala.

Le ragazze sciamano in piazza.
Avvolte in profumi oleosi, fragranti.
Diffondono effluvi tra i miasmi del molo.
Disegnano scie.
Tra gli afrori del porto e il fetido lezzo dei canali di scolo.
Tra fumi di braci e spezie dell’orto,
fendono sguardi e mani protese,
eludono approcci, profferte e pretese.

Litanie masticate e sospiri d’amore
si intrecciano languidi in rumori di fondo.
I camalli si arrendono al canto dei crooners
I caruggi e le crose, come in un girotondo,
rimbalzano risa lanciate alle lune,
incanalano voci, come venti d’Oriente,
omertano tresche, intrighi e intrallazzi,
dispensano “Andiamo!”, e “Non se ne fa niente!

Calati dal panfilo candido, turisti affamati di esotico.
Celati nel fondaco sordido, mercanti affamati di idiotico,
Così si fonde  il magico anello che chiude, fissa, sancisce, sigilla
l’audace richiesta, la scelta evocata, la moneta versata, la cassa che squilla.

La ronda ritorna ogni notte. Ogni notte a ritroso riparte.
Uno sguardo, una pinta, una mancia.
Il tempo di riempire la pancia, il tempo di volger la guancia.
La ronda scompare alla vista. Dal coperto ritorna all’aperto, in pista
l’intera spianata di borse, anelli, occhiali e coltelli,
collane, coralli, pashmina e cappelli.

Su tavoli pronti,
si approntano i ritocchi del rito.
Forchette, bicchieri, cucchiai spaiati.
Una candela di sego per coprire una ruga,
un fiore di serra per coprire una fuga.

Fuori la porta, profumato e impettito,
il sorriso più scaltro è pronto all’invito.
Avvolge ed ingaggia. Volteggia. Incoraggia.
Ammalia ed abbaglia. Sottecchi convoglia.

Tanguero impettito ti guida suadente,
al tavolo buono, alla vista migliore,
alla sedia più in ambita. Alla piazza d’onore.
Là dove ogni piatto esalta il sapore.
Là dove ogni frase acquisisce colore,
dove ogni sguardo suscita ardore,
ed ogni promessa rinuncia al candore.

Ignara la notte, ignava e lasciva,
agnostica ignora le scie della via.
La luce incurante dei lampi del giorno,
dissolve l’attesa di un fiero ritorno.
Sostanzia un ricordo in un preciso contorno.
Dà forma ad un vuoto anche se disadorno.

Un profilo si staglia sul patio natìo.
Silente.
Coperto di sale e forgiato dai venti, elenca il passato.
Scopre il presente.
Si apre in abbraccio, in sospiro accorato.
Sangue pulsante, desiderio impaziente.

Chiedimi chi sono, scopri che sono io!
Conosco i tuoi segreti. Tu conosci il mio
Non sposterò il tuo letto, l’ho costruito io.
Non mettermi alla prova, non lo farò io

* * *

Si può, scrivendo, incorrere in emulazioni non originali.
Succede quando troppo forte è la dedizione  ai modelli.
…ma anche quando non si ha molto, di proprio, da dire…
Dedicata a Roberto Roversi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...