“Io sto su, all’Ostello!!!” – L’Isola – Terza Puntata

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...era più forte di lui, non riusciva a farne a meno!
Appena si toglieva il costume, abbandonandolo con le infradito e avvicinandosi a piedi nudi all’acqua sulla battigia, si doveva accendere una sigaretta. Gli occhiali non li toglieva mai. La figura che si profilava all’orizzonte era, dunque, una sagoma ignuda e avvolta nel fumo. Un incubo ad occhi aperti!!! Non c’era scandalo, tutti facevano il bagno senza costume, erano spiagge dedicate e riconosciute. “Ci vediamo ai Liberati!”. Dicevamo così e ci davamo appuntamento alla spiaggetta più a sud, lontana dal centro frequentato dai turisti, in cui era tollerato che si facesse naturismo.
Il rito della sigaretta durava il tempo giusto per raggiungere il livello per il tuffo e doveva essere speso con la plasticità del gesto largo del braccio che accompagna la sigaretta alla bocca con lunghe tirate aspirate, assorte in miopi e distaccati sguardi all’orizzonte nautico. Non che ci fosse molto da vedere, tutto intorno era mare-mare. Quindi, quando davanti agli occhi gli si profilò un boccaglio, attaccato ad una maschera, con relativo nuotatore appeso che gli emerse squadrandogli l’intero profilo anteriore a non più di venti centimetri, rimase parecchio basito ma, come ci raccontò più tardi, l’unico effetto che ne sortì fu l’immediata caduta della cenere dal mozzicone ormai alla fine. L’emergente dalle acque era fragorosamente simpatico, brillante al limite dell’invadente e, con garbo, conquistava in un amen. Un sorriso aperto spalmato su tutti i denti che rifrangevano lucentezza e candore, sicuramente un finanziamento ipotecario, decisamente andato a buon fine. Fisico atletico ma non insolente, palestrato, ma tipo uno che non finiva tutte le sequenze perché si perdeva a parlare col vicino. Con lui il discorso non cadeva mai. Se cadeva si rialzava a tremila km di distanza su un’isola greca visitata, su un riad marocchino da visitare, su un menisco dolorante, anch’esso  da visitare. Cosa lo avesse fatto emergere così repentinamente dal fondale florido di cannolicchi e arselle, Rasty (Rasty è un nome di fantasia, inventato, affinché nessuno possa fare lo splendido e trovarci riferimenti personali e diretti a qualcuno che  pensa di conoscere,  che poi mi vengono fuori le grane legali!!!) Rasty dunque, non ce lo disse e noi non volevamo lontanamente immaginarlo ma non ci fu molto da interpretare, ascoltando come proseguì il racconto con cui ci descrisse l’incontro. 
“Ti ho visto entrare in mare e mi chiedevo se avevi voglia di venire con me a visitare i fondali”
. E da qui in avanti il racconto si biforcava. O per lo meno Rasty cercava di convincerci della sua impressione. Clivio naturalmente ci accusava di vedere travi dove c’erano semplici spiedini. La discussione su questo incontro prese una piega che ognuno interpretava secondo percorsi personali che radicavano negli studi distratti e superficiali delle superiori, nei fumetti vinti a rubamazzo sui marciapiedi dietro i mercati generali, nei B-movie da cinema di periferia di cui eravamo imbevuti, nelle frequentazioni allettanti dei primi anni di università, nelle letture suggestive suggerite dai pochi professori illuminati a cui avevamo dato credito, fiducia e ascolto, nelle prime trasmissioni notturne delle poche tv locali, nelle canzoni mal tradotte ed equivocate che ci avevano aperto orizzonti sconosciuti. Altri contributi all’interpretazione delle parole dell‘emergente dalle acque andavano cercati in quel misantropo che ognuno estrae dal profondo nel momento in cui si trova di fronte a qualcosa con cui è inevitabile confrontarsi, e impossibile uscirne vincenti. Lui era troppo giusto, bello, biondo, amabile e brillante per non essere immediatamente notato, ascoltato, gradito perfino un po’ invidiato. Questo ok, va bene. “Ma lui bene bene, cosa voleva dire?” “Perché cercava qualcuno per andare a visitare i fondali?” “Perché tra tutti aveva scelto uno che fumava, nudo, su una spiaggetta isolata, su un’isola, in mezzo al Mediterraneo?” “Siamo sicuri che erano i fondali che voleva visitare?”. Queste, che il corsivo evidenzia come frasi pronunciate, erano solo alcune delle curiosità che il racconto di Rasty aveva suscitato. 
L’incontro si risolse con un secco “No grazie!” a cui venne replicato un suadente “Là sotto ci sono grotte con antri spettacolari, pesci multicolore. Il mare offre colori e silenzi che le parole non riescono a descrivere. Bisogna andarci per vedere!”. Nonostante la descrizione accattivante, l’argomento fondali cadde ancor più a fondo dei fondali stessi e il discorso si rianimò solo parlando degli itinerari delle vacanze, del Ford Rosso che avevamo lasciato su un’altra isola, delle avventure vissute e di quelle sognate.
Il racconto di Rasty si concluse con la descrizione dei saluti con l’emergente dalle acque colorito da una calorosa quanto inaspettata cordialità. “Ti aspetto, se dovessi ripensarci vieni a cercarmi,…io sto su, all’ostello!!!”
L’isola si stava preparando alla festa di uno degli undici patroni che poteva vantare e che si celebravano in sequenza di filotto, e guardacaso sempre di sabato, dal 13 giugno al 29  agosto, saltando solo il 15 agosto, che già di suo fa festa. Nelle ore diurne si celebravano funzioni che esibivano reliquie, icone, argenti, ori e oràzzi, Orazi e Curiazi. Il sentimento religioso si placava non appena le nonne rientravano e lasciavano spazio alle nipoti e i turisti invadevano ogniddove in attesa della benedizione di un refolo di vento e di un giro di vino dòpio. Nei cortili privati delle case cadeva ogni riservatezza e si accoglieva, a bòtta di piatti di sarde e olive e bicchieri di malvasia, chiunque portasse un saluto di pace e cordialità. Dopo una certa ora le processioni non seguivano più stendardi o palii di contrada ma il profumo di cucine attive e delle mescite aperte. Il frastuono festante di balli e canti raccoglieva le cordate più numerose meglio che un’Opa a Piazza Affari. Naturalmente noi non ci tiravamo indietro. Clivio, Rasty ed io, e le ragazze pure, ci davamo da fare per inserirci nei gruppi e passare da un corte all’altra. Ritrovammo amici di Salerno, altri di Genova che avevamo incontrato sul Vapore. Ogni bicchiere alzato ci richiamava per una canzone stonata o una danza disordinata. Là dove gli altri vedevano vortici di polvere e siccità noi vedevamo le gonne delle nostre amiche alzarsi in un ballo. Sentivamo la terra vibrare di suoni, ma era il nostro cuore. Cosa potevamo dare in cambio per poterla pensare migliore. Nel casino lo vidi arrivarmi di fronte in un attimo, una piroetta e mi fu davanti, un giro di vento e mi guardava dritto negli occhi! “Affascinanti queste notti di festa e casino! L’Isola avvinghia i turisti in un abbraccio inebriante! Una giostra caleidoscopica di incontri, scambi, relazioni! E io incontro te! Perché non ce ne andiamo per le vie dell’Isola, perché non ci togliamo dalla folla…io sto su, all’ostello!”
Rimasi immobile. Lo guardai dai piedi ai capelli e viceversa.
Poi alzai lo sguardo e cercai Clivio e Rasty.
Clivio era dietro di me. Naturalmente non aveva sentito un cazzo!
Rasty era più lontano. Il suo profilo sulla terrazza si stagliava nella luce della luna sul mare. Fumava. Con gli occhiali appena appoggiati in punta di naso.
Guardava lontano.
Poi, per  un attimo si volse verso di me.
Ruotò la testa pianopiano.
Assentiva.
Strizzò gli occhi azzurri.
Notai le labbra contrarsi in un ghigno! Ghigno fetente, bastardo, compiaciuto!
Poi sussurrò ….“…io sto su, all’ostello…io sto su…io sto su…all’ostello!!!”

* * *

Chiedo scusa alla poesia di Fabrizio De Andrè per averla usata per impreziosire con perle le mie umili parole. Lui sapeva da dove nascevano i fiori!

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