Arrivo sull’isola – “L’Isola” Seconda Puntata

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….come il Vapore fosse riuscito a centrare l’isola giusta non me lo spiegai mai, quello che mi preoccupava intensamente era come sarebbe riuscito ad attraccare al porto. Che sembra facile per gli uomini del mare, ma il sovraccarico del Vapore e le tensioni tra le maestranze avevano messo a dura prova la gestione dell’equilibrio del traghetto.
O così sembrava a me che attribuivo la colpa di tutto quel dondolio all’incapacità dei marinai e del comandante. Che poi fare il comandante del Vapore non è facile  e se non hai l’autorevolezza, i gradi non bastano. E io ero poco disposto a cedere sovranità e fiducia dopo la notte dissoluta che mi avevano fatto passare. Il vino pessimo, le danze, le musiche improvvisate e un incontro, imprevisto quanto piacevole, mi avevano steso. Il ritardo della partenza era stato recuperato ma in cambio io dondolavo, anzi al contrario, tutto dondolava, il Vapore, l’isola, il porto, la banchina, le bitte, e soprattutto mi sembravano inafferrabili tutti i punti di appoggio verso cui mi sporgevo. La situazione cresceva di criticità perché facevo fatica a stare zitto e soprattutto a controllare il tono della voce e anche ciò che dicevo mi risultava in movimento. Le frasi partivano con un senso e mi ritornavano indietro diverse, cercavo di ricomporle ma uscivano anagrammi che mi avrebbero fatto fare anche 18 punti a Scarabeo ma sul pontile nessuno era in grado di scambiarle con parole di valuta corrente. Ciò che creava più imbarazzo era il mio umile, non taciuto né tacito, contributo alla manovra di attracco con richiami indirizzati ai marinai a terra sul modo di assicurare le gomene alle bitte. “Navigatoriii, uomini del marreee,.. dobbiamo orzare! Voi a poppa girate il timone! Voi a prua tirate quelle corde per puggiare…”. Ancor più devastante il tentativo di appropriarmi di cime e di lanciarle sul pontile “Hey…mozzo!!! Se passo la scocca sulla patta che scotta tu cazzi la randa???”.
Spesso un evento negativo apre la strada ad un evento successivo che valutiamo positivamente. Nel mio caso fu una scivolata disastrosa, mentre mimavo il lancio della cima, che mi accasciò a terra dove senza neppure accorgermi passai dallo scivolone allo svenimento.
…. e il Vapore poté attraccare senza più curarsi di me.
Non so come mi ritrovai a bordo del Ford Rosso coibentato e catalitico, comodamente sdraiato e con una bandana in testa che mi ingentiliva un bozzo rossastro che mi portai appresso per mezza vacanza. Tastai il terreno con i piedi, feci alcuni passi e mi resi conto che tutto si era fermato, non avevo bisogno di appigli per muovermi, cosa che del resto sarebbe stata impossibile perché ero su una spianata con un solo albero all’orizzonte, o meglio ero circondato da tende e camper. Ero in mezzo ad un campeggio! L’unico albero, in mezzo a sprazzi di bouganvillea, capperi e pale di fichi d’india stava, solitario e guardingo, saldo ed ancorato al centro di un  campeggio che si chiamava Tre Pini! Quando chiesi al gestore se nel conteggio avevano considerato anche Pino, un amico di Genova che avevamo incontrato sul Vapore e Pino di Salerno, che noi chiamavamo Gerry, perché il vero nome era Ruggero, i miei amici cercarono prontamente di zittirmi, mi chiesero se il bozzo mi faceva ancora male e mi allontanarono convincendomi a risalire sul furgone. Lo spirito gestionale e accogliente del gestore era incontenibile così, quando trovammo scritto su un cartello appeso al cancello d’entrata “CAMPING COMPLETO – POSTI SOLO IN PIEDI”, i miei amici rasserenati su chi fosse lo spiritoso, mi lasciarono togliere la bandana e scendere dal Ford Rosso.
Le mie giornate si costruivano per privazione. Cioè mi proponevo dieci cose da fare, e le nove più faticose le scartavo o le mettevo in coda.
Della vacanza al mare mi piaceva : gli amici, il casino notturno, tutte quelle che respiravano!
Della vacanza al mare non mi piacevano : il mare, il sole, la vita di spiaggia!
Il sole, per me di origini nordiche con lentiggini e pelle biancoccia, era da evitare. Nuotare non era il mio sport. L’acqua non era il mio ambiente elettivo. Trovavo inconcepibile cercare di spostarsi in acqua, alta e fluttuante, procedendo con una lentezza esasperante. Io, nuotatore scomposto e inesperto con movimenti scoordinati e affaticanti, non comprendevo quel girovagare in tondo in quella brodazza di acqua salata per cercare di ritornare al punto di partenza. Risentire terra sotto i piedi mi dava la stessa sensazione che deve aver provato Lindbergh quando saltò giù dallo Spirit of Saint Louis.
La vera rivincita sulla giornata al mare  incominciava al rientro, quando ci affidavamo nelle mani dell’unico che avesse seguito la sua vocazione adolescenziale ed era in grado di allestire in pochi minuti una cena, costituendo leghe commestibili con tutto quanto trovava sparso per la dispensa. Vederlo all’opera era di per sé  appetitoso e coinvolgente. ” …Con due uova di gallina ed un chilo di farina, carne, grana e prosciuttini…” ma noi non avevamo quel bendiddio di ingredienti e quindi era ancor più eccezionale il risultato che otteneva assemblando avanzi e ingredienti dimenticati nella dispensa del Ford Rosso con i frutti dell’economia locale acquistati, e più spesso espropriati ai cespugli sul nostro cammino verso il mare. Ogni sera sui fornelli campingaz padellate di pomodorini, capperi, aglio, olio e acciughe, con varianti di origano, timo serpillo, rosmarino, menta e nepitella, come la chiamano lì, e se riuscivamo a trovarne, olive,  saltavano in attesa di  pasta corta da condire. Grazie alle buone relazioni che avevamo costruito con i ragazzi del porto che tutte le mattine vedevano arrivare il cucciolo biondo già alle 6.00, riuscivamo ad avere forniture di pesce fresco pescato nella notte e tenuto in ghiaccio fino al ritorno in porto. La cena era assicurata e la brace sempre pronta. E poi vino…vino che da solo finiva per gestire le nostre notti di racconti e conquiste. Grazie al Ford Rosso potevamo contare su una scorta di bottiglie che avevamo trasportato dalle valli native, la cui assenza avrebbe senz’altro favorito il galleggiamento del Vapore al ritorno dall’isola. Per non parlare della sublime malvasia locale che compravano direttamente da improvvisati banchetti dei viticoltori dell’isola e che aveva tanti di quei gradi che neanche il Comandante del  Vapore…Il mio delirio riprese dopo una di queste cene. Di sicuro non furono i cibi ma più probabilmente la mistura dei vini e la forte gradazione della malvasia. In breve mi ritrovai degente involontario nel Ford Rosso e per diversi giorni l’unico panorama che si prospettò fu il via vai continuo di Clivio che tagliava pomodori e li metteva ad essiccare al sole…

***

Istruzioni per l’uso …per chi arrivasse fino qui!
Questa è la seconda puntata del racconto “L’isola”. Altre ne seguiranno. Saranno pubblicate con cadenza settimanale alternate alle altre pagine del blog. Saranno collegate tra loro da link di facile consultazione. Potete inviare un feedback direttamente  a luciano.alberti5@tin.it.

Stay hard!

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