“Arrestassero l’armatore!!!” – L’isola – Prima Puntata

ELLENICOS

 Arrestassero l’armatore

Arrestassero sto fetentone

S’è arrobbato o’ rimorchiatore

S’è fermato o’ battell’a vapore!

Il ponte di poppa era gremito di  persone, più di metà in brache corte e panza erompente il circolo vitale tantrico! Biancastri come una cagliata di Mondragone, tesi come l’arco di Ulisse alla ricerca dei proci infedeli, eccitati come una vespa sulla marmellata della vostra fetta biscottata. Il Vapore si chiamava “Ellenicos” e collegava il porto continentale con la più grande delle isole. Che la Grecia fosse a più di 3000 km non importava a nessuno. “Ellenicos” !!! Del resto che ci poteva fregare del nome della nave? Bastava partisse! E questo era  il dramma. “Presentarsi  per le pratiche di imbarco entro due ore prima dell’ora di partenza”. Ora di partenza 14.30. Alle 12.30 presenti! Quindi imbarcati! E ora eravamo ancora attraccati.  Ancorati a poppa e prua. Alla banchina. Al porto. Quello di partenza! Erano le 18.00!!!
Noi avevamo due mezzi. Un furgone Ford Rosso mattone, coibentato, catalitico, appena comprato di seconda mano da uno che lo aveva usato in montagna per spostare a valle le tome fresche dall’alpeggio, dove la famiglia le produceva direttamente, senza neanche farle uscire dal ciclo stalla-vasca-frigo, così non perdevano i poteri nutrizionali (e infatti secondo me erano rimasti ancora tutti sul furgone, almeno le fragranze basali). E una R4 che già all’epoca dei fatti pagava il bollo come “auto storica”!
Del gruppo, il più vecchio avrà avuto poco più di 30 anni.  Il più giovane neanche 15, …mesi!!! Bello come un putto del Tiepolo, biondo e ricciolo come Shirley Temple, vivace come un bimbo di 15 mesi che aveva appena conquistato la posizione eretta, l’equilibrio sulle ginocchia e l’affrancatura dalla mano di mammaepapà e stesse per tirare il colpo al pannolone. Una risata fragorosa. Piena. Pronta. Attiva già dalle 6.00 la mattina, con gioia condivisa da tutti i campeggiatori delle tende confinanti ma soprattutto dai marinai al porto dove veniva, con cortesia, indirizzato.

Il ritardo del Vapore aveva ormai collezionato scuse paradossali  degne del migliore John Belushi con i Ray-Ban neri.
Si era sparsa la voce che il viaggio del Vapore era stato venduto ad un numero almeno doppio di quanti potessero essere caricati. Una roba che oggi si risolve con un timbro “Overbooking” e…si parte domani.  Quel giorno avevamo un TIR mezzo sul ponte di carico e mezzo sulla terra ferma, e una fila di auto in attesa che doppiava il perimetro della banchina. Altri sostenevano che il carico della stiva fosse stato fatto “a muzzo” e, se si fosse partiti senza rimediarvi, si sarebbe corso il rischio di ribaltare (sulla mia tastiera il tasto di quelle faccine che vanno di moda ora non c’è  altrimenti adesso metterei quella con gli occhi sbarrati e la lingua di fuori!!).
La voce più difficile da credere, ma che stava facendo rapidamente sfracelli sulle speranze di partire, era che l’armatore del Vapore fosse scappato con la cassa e le maestranze, senza prospettive economiche , avessero incrociato le braccia. Tra la folla, dal fondo del ponte di poppa, dalle parti del bar “Panini Caldi Bibite Fredde”, una voce stridula ma modulata, acuta ma polifonica, rauca e virginale al contempo emise un urlo e chiuse con “ARRESTASSERO L’ARMATOOOREEEE” che zittì ogni altro moto popolare e nel breve giro di un sospiro convogliò lo sguardo dell’unisono ammutolito dal ponte di poppa verso la cabina di controllo del porto. Come una parabola satellitare con diametro di trenta metri, in un sol moto coordinato, le teste, i contenuti occhi, e il braccio destro teso di ognuno (ma i mancini no) si volsero a seguire il moto silenzioso degli sguardi.
In un minuto scoppiò la bagarre! Ognuno si sentì autorizzato a gridare la propria rabbia verso il colpevole identificato. La rivolta assunse progressivamente toni biografici, blasfemi, violenti. La riverita mamma dell’armatore ebbe momenti di protagonismo e citazione in ognuno dei quadri allegorici allestiti.
In breve tempo la tensione stava sublimando e si era arrivati alla Taranta. Dalle auto nella stiva del Vapore erano uscite le chitarre e i tamburi. Qualcuno aveva portato del vino dopio altri, più giovani, rollavano. Ad ondate arrivavano cori di protesta che, come ola asfittiche, scemavano a metà percorso. Il gruppo dei “DuriePuri” aveva conquistato una posizione centrale sul ponte di poppa e con rigore perfezionato in anni di cortei da piazza Vittorio a piazza San Carlo scandiva slogan che facevano infiammare le coscienze, gli stessi che adesso ritrovi nelle canzoni di Alex Britti.
Noi ci alleammo con il gruppo della Taranta per affinità elettiva. Nessuno di noi avrebbe mai mancato l’appuntamento con una crema di fave e cicoria, allora e neppure negli anni a venire!
I versi uscivano da soli; “Arrestassero l’armatore, arrestassero sto fetentone”, la chitarra accompagnava serrata il quattro-quarti in battere, le mani segnavano il ritmo scaricando adrenalina, le voci volteggiavano azzardando terze e dominanti sulle toniche che trainavano la danza. Come in una gara di stornelli maremmani ognuno assemblava distici in rima e li declamava proponendoli e ne raccoglieva il coro di antifona di apprezzamento. “Arrestassero l’armantore, s’è arrobbàto o’ rimorchiatore”. Anche gli stonati avevavo una chanche e chi non sapeva suonare o andava fuori tempo, faceva girare i bicchieri e le bottiglie. I più ignobili erano quelli che, dicendosi stonati, si tiravano fuori e ci provavano con ragazze straniere a cui promettevano di tradurre le parole e di insegnar loro il segreti reconditi della Taranta. “Arrestassero l’armatore, s’è fermato o’ battell’a Vapore!”. Il gruppo si ingrandiva a vista e nuove voci si univano, nuovi arrivati accordavano le chitarre ed entravano a rafforzare lo stage, qualsiasi cosa emettesse un suono veniva apprezzato e piazzato a lato della sezione ritmica, le ragazze dal ponte inferiore arrivavano di corsa per lanciarsi a volteggiare con i loro vestiti estivi, i bicchieri si riempivano, le bottiglie si vuotavano e i più giovani continuavano a rollare, tutto iniziò a muoversi al ritmo della Taranta persino la terraferma sembrava allontanarsi e le luci del litorale parvero accendersi e spegnersi al ritmo della Taranta. Quando intorno a noi non vedemmo che buio e mare ci rendemmo conto che anche il motore del Vapore si era svegliato e si era unito al ritmo della Taranta e ci stava portando…portando….portando

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...