Tu parlavi una lingua meravigliosa – Roberto Roversi

Quella che ho scelto oggi è una delle poesie che amo di più e che ho avuto, come tutti, il piacere di scoprire cantata, quasi recitata, da un Lucio Dalla ancora poco famoso e ancora poco apprezzato. Il testo non é suo. Il testo è di Roberto Roversi.
Ove fosse non conosciuto Roberto Roversi, morto novantenne, nel 2012, pochi mesi dopo la morte di Lucio Dalla, è stato un partigiano ed intellettuale bolognese, molto attivo nelle vita culturale italiana. Ha fondato riviste e diretto quotidiani, ed è stato un libraio. La poesia è solo una delle sue forme espressive più significative.
Vi invito a consultare il sito a lui dedicato che è un’inesauribile fonte di stimoli e suggestioni.
Per alcuni anni, negli anni settanta, Lucio Dalla ha ornato con la sua musica e con le sue estemporanee interpretazioni le poesie di Roversi. Abbiamo così cantato le sue poesie straordinariamente originali spesso attribuendone la creatività lirica a Dalla.
Album (c’erano gli album allora!!!) come “Automobili”, “Il giorno aveva cinque teste”, “Anidride solforosa”, nacquero dalla loro collaborazione, amicizia, creatività.
Le vite poi si separano, e spesso lasciano interrogativi su quanto si potesse ancora costruire. Io guardo di solito ciò che ho nel piatto!

Quello che oggi voglio celebrare è un testo che amo da 40 anni.
Mi affascina la capacità di evocare con tratti grezzi e sporchi, alternati a lampi visionari, un paesaggio ordinario della provincia italiana, immaginato in un momento di snervante banalità come l’attesa di un treno in una giornata autunnale in una stazione che di certo non è molto frequentata. Nel brullo ed operoso paesaggio ottobrino il suono noto e roco di una voce, unica per chi l’ha amata, evoca un volto che si concretizza tra la folla.
Con consapevolezza, senza l’affanno e la concitazione della frenesia che spesso ci rovina le giornate, lui si cela. Per non farsi vedere, con un gesto apparentemente ordinario, apre il giornale. Per vedere, commosso e colpito, senza essere visto.
Ascolta ed origlia. Si inebria di quella voce. Quella voce! Quella voce gli sollecita ricordi e, mentre li elabora, ancora celato dal giornale, coglie nuovi particolari. Rievoca la storia che si è interrotta e che il tempo ha disperso. Lei, come lui, ha continuato a vivere e ancora tiene alla vita.
Quante cose vorrebbe dirle? Quante cose vorrebbe gridarle? Ma perché non lo guarda? Perché non lo sente?
Il cuore è in burrasca, come quando erano vicini! Lo stupore di quell’incontro casuale lo blocca. Esplodono le pulsioni ma si ghiacciano i sensi, si paralizzano le intenzioni. In un attimo tutto quello che il tempo aveva sedimentato sul fondo della sofferenza viene rianimato dal suono, unico, della sua voce.
” Io solo ho l’inferno nel cuore”!
E’ lui che racconta questo incontro, lei, se lui non agisce, potrebbe anche, incolpevolmente non accorgersene.
Poi si rende conto che l’istintivo gesto di celarsi lo ha condannato ad essere il solo a soffrire di quel silenzio, di quell’incontro. Consapevole della sua scelta, vede il treno partire.
D’ora in avanti ogni giorno si riproporrà sempre uguale e così vedrà se stesso invecchiare e lei resterà sempre giovane nel suo ricordo.

Mi rendo conto di avervi fatto perdere tempo nel mio banale reimpastare un testo perfetto, manomettendo parole scelte e assemblate da un maestro.
E’una poesia. L’ho conosciuta grazie alla musica straordinaria di Lucio Dalla, ed ogni volta che l’ascolto mi uccide. Ognuno è libero di ritrovarvi e ricostruirsi un suo personaggio. Immaginarselo impacciato e distratto, imbranato e pudico, innamorato e tradito, risentito e orgoglioso, scioccato e basito, abbattuto, ferito, annientato, stordito.

Vi auguro che l’invito alla lettura di questa poesia vi porti alla ricerca di altre opere di Roberto Roversi. Cercate il suo sito. Come vi ho anticipato è notevole!
Cercate anche, e ascoltate, gli album in collaborazione con Lucio Dalla. I diversamentegiovani tra voi li ricorderanno, ma ditemi, da quando non riascoltate brani come “Due ragazzi” , “Ulisse coperto di sale”, “Carmen Colon”, “Un’auto targata ‘To'”, “Borsa Valori”?

Cercate anche, ma stavolta non dovrete andare lontano, la tenerezza di farvi commuovere dalle parole di Roberto Roversi!

Tu Parlavi Una Lingua Meravigliosa – Roberto Roversi – 1975

I sassi della stazione sono di ruggine nera.
Sto sotto la pensilina dove sventola adagio una bandiera.
In un campo una donna si china su due agnelli appena nati.
Striscia al vento nudo sopra il fuoco, il fuoco violento dei prati.

Un uccello, isolato, raccoglie sopra un vagone abbandonato
il cielo grande d’ottobre e gli strappa il fianco bianco e gelato,
intorno, dopo la notte, ci sono tronchi sporchi di mosto
e mille macchine in fila, laggiù, in un deposito nascosto.

Apro il giornale e provo a leggere per nascondermi un poco
mentre lei parla ad un uomo ed io riconosco il suo suono un poco roco.
Chiudo il giornale, la guardo, lei è voltata e non mi vede,
i capelli sono biondi e sono tinti; dunque lei alla vita non cede.

Vuoi guardarmi? Occhio della mente, occhio della memoria!
Una donna è vecchia quando non ha più giovinezza!
E ascolto la marea del cuore perché siamo vicini.
L’ho ritrovata per caso ma non è più una ragazza.

Vorrei chiamarla e dirle: le volpi con le code incendiate
non parlano ma gridano pazze fra gli alberi per il dolore.
Sediamoci per terra oppure là sopra panchine imbiancate,
sediamoci sopra un letto di foglie secche ed ascoltiamo il nostro cuore.

Ci siamo scordati e perduti, ti ritrovo adesso all’improvviso
dentro una piccola stazione in un giorno grigio d’ottobre;
tu non mi guardi neppure, io solo ho l’inferno nel cuore
perché la vita è una goccia che scava la pietra del viso.

Ogni mattina, ogni sera io parto e ritorno da solo
come il ragazzo che ero non posso più bruciare in un volo.
Il treno arriva, si ferma; la mia ombra sale parte scompare.
Io ti vedo giovane ancora come in un sogno dileguare.

La foto di Roberto roversi è tratta da http://www.ilfattoquotidiano.it
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