La Festa Della Madonna – Monte Zerbion

Vi racconto una giornata del luglio 2010. Una passeggiata in Valle d’Aosta. Le foto precedono il racconto per proporre, prima visivamente , i luoghi in seguito raccontati.

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E’ il 29 luglio 2010. Siamo in Valtournenche.
La valle che inizia da Chatillon.
Che si srotola kilometro dopo kilometro passando tra paesaggi suggestivi che, ahimè, non hanno suscitato alcuna tenerezza nei progettisti ambientali!
Sono rimasti insensibili anche al cospetto del Cervino.
Hanno costruito dighe, bacini e alberghi per portare ricchezza e sciatori a queste terre di coltivatori e allevatori.

Le Dighe e i bacini forniscono un patrimonio di energia elettrica  che la Valle distribuisce fuori dai suoi confini.  Il tempo li ha camuffati  in luoghi apparentemente intengrati con l’ambiente.  Anni di rivincite che la Natura si prende sui cementificatori, restituendoci spazi belli alla vista e pragmaticamente allestiti a luogo di relazione, svago e convivenza . La manutenzione è costante: producono ricchezza!!!!
Gli alberghI! Mioddio….gli alberghi! Alcuni alberghi fanno imbirlare gli angoli degli occhi, per la nefandezza che devono sovrapporre  alla bellezza naturale del Breuil. Pur apprezzando che l’offerta di posti letto sia ampiamente soddisfacente e permetta a coloro che esplorano le straordinarie piste di Cervinia, notti di riposo e serate di conviviale rilassamento, è difficile non restare turbati dall’impatto che hanno queste costruzioni postbelliche rispetto alle semplici linearità  di alberghi di più antica costruzione, alcuni dei quali hanno fatto posto a architetture più fresche ma decisamente più azzardate.

Senza doverci arrampicare fino alla splendida conca di Cervinia, già ad Antey-Saint-Andrè abbandoniamo la strada di centro valle per indirizzarci, a destra, verso La Magdeleine, uno dei paesi più suggestivi della Valtournenche. La strada, manutenuta e bel disegnata, è di solo 7 kilometri ma, tra i due centri, ci sono circa 600m di dislivello. Offre sprazzi panoramici sulla valle sottostante e sul lato ovest, dove è adagiata Torgnon che, sfruttando la piena esposizione alle prime luci dell’alba, paga pegno con la rinuncia prematura al sole del tramonto.

La Magdeleine sarà il punto di partenza di tanti altri racconti e itinerati fotografici nel futuro di queste pagine . Oggi non  ve ne parlerò.

Oggi raccontiamo il 29  luglio 2010. È una giornata estiva, calda. Calda per noi che ci alziamo alle 7,30. Altri hanno già fatto suonare le sveglie alle 4.00 e hanno caricato su fuoristrada e pick-up le vivande e gli attrezzi che ieri avevano approntato. Oggi è giorno di festa. “La Festa della Madonna“. Ce ne sono una decina di “feste della Madonna” in un anno! Ma quella del 29 luglio apre le strade poderali ai mezzi meccanici altrimenti non autorizzati. E c’è la processione che, col parroco in testa, sgrana le poste della Via Crucis che sta a far da picchetto d’onore alla Madonna in cima allo Zerbion! E allora,  con il bonus di due ore di passeggiata da spendere sul fuoristrada, anche i più pigri, “quelli della città”, se la giocano facile! Praticamente, invece di partire da Promiod a piedi, la fatica inizia al Colle Portòla e si risparmiano 1.000m di dislivello.

Ci sarà di sicuro la Silvia che la “Festa della Madonna” non la manca da 80 anni e anche stavolta è lì , magari vestendo come una mannequin  il costume  della tradizione  della valle. Si è fatta accompagnare dal “Principe”, col 4×4! “Si ma dai 2.400 ai 2.800 se li fa poi da sola!” Quante volte ce l’ha raccontata la sua infanzia di bambina delle montagne. Le sue avventure di passeggiate notturne. Le sue malattie e le sue convalescenze, redente dal potere nutritivo dell’unico alimento che aveva: il latte. Anche stavolta non mancherà. Lei la sveglia l’ha messa davvero alle 4.00. Non può mancare alla messa sotto la statua della Madonna. Noi, cittadini, agnostici di ritorno, preferiamo partire più comodi. Lasciamo la 4×4 un poco sotto il Portòla. Non proprio sotto…due kilometri li facciamo a piedi per metterci a posto la coscienza!

….e si parte! Siamo circa a 2.300m. 500 circa sotto la cima. Meno di due ore di passeggiata. La via non è difficile soprattutto oggi che non è bagnata. Non è neppure esposta. Anche se a riguardarla dall’alto ci si rende conto di essere passati vicino vicino al dirupo che definisce la Valtournenche e la Val d’Ayas. Anzi proprio in mezzo al crinale c’è un “Cristo” di bronzo altro tre metri con le braccia levate al cielo. È più didattico di un autovelox davanti ad una scuola. Ti ricorda che lui può volare! Ma tu no. Quindi fai attenzione e a dove metti i piedi!

La salita procede leggera, gradatamente si distende come un nastro . Non è aspra, mette alla prova la coscia più che il polpaccio. Passi ritmici, distesi, cadenzati. Da alpini.  Se c’è una difficoltà non è la fatica fisica. Con un poco di allenamento lo Zerbion si supera . Se c’è una difficolta è nel fascino del paesaggio. Si! Perché come un attore scafato e scaltro, appena alzi gli occhi dal Portòla, maestoso ed  immenso, serafico ma inquietante, di sguincio non di faccia, appare Lui! Il Monte Rosa. Un capolavoro d’entrata, degno del migliore Govi, del Gassman più istrione, del Carmelo Bene più graffiante, del Dario Fo più  irriverente. Il palco è suo. Il Monte Rosa non lo molla più per tutto il tempo. Anche quando, per tutto il percorso fino in cima, gli volgo le spalle, la sua presenza incombe. Non puoi fermarti senza porgergli uno sguardo, un saluto, un rimprovero. Più ti allontani da lui, procedendo verso sud, salendo verso la cima dello Zerbion, con maggiore irruenza dilaga e prende corpo. Ti ammalia e irrompe nei tuoi pensieri passo dopo passo. Lo sai perfettamente che sta là,  che non si muove. Sta là da milioni di anni. Allora perchè ogni volta che  ti fermi  lo cerchi? lo squadri?  lo fotografi? Non si sposta è vero. Ma ad ogni metro cambia la prospettiva. Si rinnovano i colori.  Si muovono le ombre. Emergono cime e vallate. Nuove immagini sovrasscrivono la memoria che hai salvato. Anche quando deve accogliere in scena il Cervino, che da sinistra irrompe sulla propettiva,  non cede un punto. Il palco è suo! Dalla cima, su, alla base della Madonna, anche il Bianco mette fuori il naso. Ma è un cammeo, una comparsata!  Il palco è suo! Siamo arrivati in cima. Affascinati dalla incombente presenza del Monte Rosa, abbiamo accolto la incalzante  successione di cambiamenti di tempo con la sottomissione e il rispetto che si deve al clima in montagna. Abbiamo incrociato tutti quelli partiti tre ore prima di noi. Hanno celebrato messa in quota. Poi hanno aperto gli zaini. Fatto girare vino e fontina. Loro tornano. Noi ci sediamo ai piedi della statua di vetta. Abbiamo 360gradi da identificare. Il Monte Rosa sembra girato di spalle adesso. Offre i suoi ghiacciai agli svizzeri,  che a loro volta li guarniscono di gerani rossi e cioccolato e li rivendono ai turisti. La Valle sotto di noi si identifica al passaggio dei nostri indici. Mi sembra di sentire delle voci. Una è pò rauca ma dolce. Non posso ignorarla. “Cervino!” “Presente“, “Emilius! ” “Presente“, “Grivola!” “Presente“, “Rutor!” “Presente!“.  Fantastico! Oggi ci sono tutti. Qualcuno accenna al trucco antico di nascondersi dietro le spalle dei più grossi. Ma non ci fregano. Vi abbiamo visti!!! Tutti presenti. Ci ha provato, il vento, a portare giù le nuvole, ma l’alta pressione del 29 luglio ha tenuto. Anche la Madonna, che, guardata da fondo valle, appare sola e abbandonata ci ricambia lo sguardo mentre piega protettiva il viso, tra nuvole e cielo aperto e ci dice “Tornate giù. Grazie per la visita. Grazie per la Festa! Tornate a valle che il tempo sta per cambiare. Resto io, quassù, a finire l’appello!

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7 pensieri su “La Festa Della Madonna – Monte Zerbion

  1. Brividi di emozione e desiderio di salire, fino in cima, lassù, come quando da bambina, zaino in spalla,scarponcini nei piedi, partivo anch’io con i miei e, passo dopo passo, arrivavo in vetta e ammiravo sotto di me il dislivello, il sentiero serpeggiante, la valle… Dimenticando ogni fatica… Perché nulla è più bello e inebriante di ciò che vedi da lassù…

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  2. Anni fa avevo convinto un po tra i miei amici subacquei a fondare una sezione del club dedicata alla montagna!
    E aveva funzionato! Abbiamo spazzolato un po di cime del Gran Sasso, scrivevo anche io resoconti simili al tuo. Poi la cosa è pian piano diminuita, fino a scomparire del tutto, altri interessi, impegni diversi, famiglia e meno tempo. Ho però dei bei ricordi, magari ti metto qualche foto, appena mi ricordo , che dici? 😀

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