Amarcord

“Credo che quando uno parla delle cose che conosce, e parla di se stesso, e parla della propria famiglia, del proprio paese, della neve, della pioggia, della  prepotenza, della stupidità, dell’ignoranza, delle speranze, della fantasia, dei condizionamenti, politici o religiosi, quando uno parla delle cose della vita in maniera sincera, senza pretendere di voler ammonire nessuno, e senza sbandierare pesantemente filosofie, senza mandar messaggi, quando uno ne parla con umiltà e soprattutto con un senso proporzionato delle cose, credo che faccia sempre un discorso che tutti possono capire, tutti possono far proprio. Mi sembra che i personaggi di Amarcord, i personaggi di questo piccolo borgo, proprio perché sono così, limitati a quel borgo, e quel borgo è un borgo che io ho conosciuto molto bene, e quei personaggi, inventati o conosciuti, in ogni caso li ho conosciuti o inventati molto bene, diventano improvvisamente non più tuoi, ma anche degli altri.”

Tratto da un’intervista a Federico Fellini dopo l’assegnazione dell’Oscar per Amarcord nell’Ottobre del 1975.

Citata in : Federico  – Tullio Kezich –  2002 Feltrinelli

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